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Gengive e cuore

Gengive e cuore: qual è il legame tra parodontite e malattie cardiovascolari?

La bocca e il cuore possono sembrare due mondi lontani. In realtà, fanno parte dello stesso organismo e possono essere influenzati da alcuni fattori comuni, come infiammazione, fumo, diabete, alimentazione, sedentarietà e stile di vita.

Negli ultimi anni numerosi studi hanno osservato che le persone con una parodontite severa presentano più frequentemente malattie cardiovascolari rispetto a chi ha gengive sane. Le evidenze epidemiologiche sostengono quindi l’esistenza di un’associazione indipendente tra parodontite e patologie cardiovascolari, in particolare quelle legate all’aterosclerosi.

Questo dato merita attenzione, ma deve essere interpretato correttamente.

Dire che due malattie sono associate non significa automaticamente che una sia la causa diretta dell’altra. Non possiamo affermare che la parodontite provochi da sola un infarto o un ictus. Non possiamo nemmeno sostenere che curare le gengive permetta di prevenire con certezza un evento cardiovascolare.

Possiamo però dire che la parodontite rappresenta una condizione infiammatoria cronica e che controllarla è una parte ragionevole della tutela della salute generale.

Che cos’è la parodontite?

La parodontite è una malattia infiammatoria cronica che coinvolge i tessuti che circondano e sostengono i denti:

  • gengiva;

  • legamento parodontale;

  • cemento radicolare;

  • osso alveolare.

La malattia è collegata all’accumulo di placca batterica e alla risposta immunitaria dell’organismo.

In una prima fase può essere presente una gengivite, caratterizzata da:

  • sanguinamento;

  • rossore;

  • gonfiore;

  • sensibilità gengivale.

La gengivite, quando viene riconosciuta e trattata, è generalmente reversibile. Se invece l’infiammazione raggiunge i tessuti più profondi, può svilupparsi una parodontite.

In questa fase si verifica una progressiva perdita del sostegno intorno ai denti, con formazione di tasche parodontali e riassorbimento dell’osso. La malattia può quindi portare a recessioni, mobilità dentale, difficoltà nella masticazione e perdita dei denti.

Quali sintomi non dovrebbero essere ignorati?

La parodontite può avanzare lentamente e senza provocare un dolore intenso. Per questo molte persone se ne accorgono soltanto quando il problema è già in una fase avanzata.

Tra i segnali da controllare troviamo:

  • gengive che sanguinano durante lo spazzolamento;

  • sanguinamento spontaneo;

  • gengive gonfie o arrossate;

  • alito cattivo persistente;

  • sapore sgradevole in bocca;

  • recessioni gengivali;

  • denti che sembrano più lunghi;

  • aumento degli spazi tra i denti;

  • spostamenti dentali;

  • mobilità;

  • dolore o difficoltà durante la masticazione;

  • presenza di pus;

  • protesi che diventano improvvisamente instabili.

Il sanguinamento gengivale non dovrebbe essere considerato normale, nemmeno quando non è presente dolore.

Che cosa accade nelle tasche parodontali?

Quando si sviluppa la parodontite, lo spazio tra dente e gengiva diventa più profondo.

All’interno delle tasche si accumulano placca, batteri e tartaro. Questi depositi non possono essere rimossi completamente con il normale spazzolino, soprattutto quando si trovano sotto il margine gengivale.

L’organismo cerca di difendersi attraverso una risposta immunitaria. Questa risposta, se persiste nel tempo, può contribuire alla distruzione dei tessuti che sostengono i denti.

La superficie interna delle tasche parodontali è infiammata e può sanguinare facilmente. In alcune circostanze, batteri o loro componenti possono entrare temporaneamente nel circolo sanguigno.

Questi episodi, chiamati batteriemie transitorie, possono verificarsi anche durante attività quotidiane come:

  • masticare;

  • lavare i denti;

  • utilizzare strumenti interdentali;

  • intervenire su tessuti molto infiammati.

In una bocca sana, la quantità di batteri che entra nel sangue è generalmente limitata e viene controllata dalle difese dell’organismo. In presenza di una parodontite estesa e attiva, il carico batterico e infiammatorio può essere maggiore.

Perché la parodontite interessa la salute cardiovascolare?

Le malattie cardiovascolari comprendono diverse condizioni che interessano il cuore e i vasi sanguigni, tra cui:

  • cardiopatia ischemica;

  • infarto del miocardio;

  • ictus;

  • arteriopatia periferica;

  • insufficienza cardiaca;

  • alcune alterazioni della funzione vascolare.

Uno dei processi più importanti è l’aterosclerosi, cioè la formazione progressiva di placche all’interno delle arterie.

Queste placche possono restringere il passaggio del sangue oppure diventare instabili e favorire la formazione di un coagulo.

L’aterosclerosi non dipende soltanto dal colesterolo. Anche l’infiammazione, il diabete, il fumo, la pressione elevata e numerosi altri fattori svolgono un ruolo.

La ricerca sta valutando se la parodontite possa contribuire al rischio cardiovascolare attraverso diversi meccanismi.

Primo possibile meccanismo: infiammazione sistemica

La parodontite mantiene attiva una risposta infiammatoria a livello delle gengive.

Durante questo processo vengono prodotte molecole che regolano la risposta immunitaria. Alcune di queste possono raggiungere il sangue e contribuire al carico infiammatorio generale.

Tra i marcatori studiati troviamo:

  • proteina C-reattiva;

  • interleuchine;

  • fattore di necrosi tumorale;

  • molecole legate allo stress ossidativo.

Il consenso congiunto tra European Federation of Periodontology e World Heart Federation ha indicato l’infiammazione sistemica, l’aumento della proteina C-reattiva e lo stress ossidativo tra i principali meccanismi biologici proposti per spiegare l’associazione tra parodontite e patologie cardiovascolari.

Questo non significa che l’infiammazione gengivale sia da sola sufficiente a provocare una malattia cardiaca. Potrebbe però aggiungersi ad altre fonti di infiammazione presenti nell’organismo.

Secondo possibile meccanismo: passaggio di batteri nel sangue

I batteri presenti nelle tasche parodontali possono entrare temporaneamente nel circolo sanguigno.

Alcuni studi hanno rilevato componenti di batteri orali all’interno delle placche aterosclerotiche. Questo dato ha portato a ipotizzare che i microrganismi della bocca possano partecipare, direttamente o indirettamente, ai processi infiammatori dei vasi.

La semplice presenza di materiale batterico, però, non dimostra che quel batterio abbia causato la placca arteriosa.

Il sistema cardiovascolare è influenzato da molti elementi e la formazione dell’aterosclerosi è un processo lungo e multifattoriale.

Terzo possibile meccanismo: alterazione della funzione dei vasi

La superficie interna dei vasi sanguigni è rivestita dall’endotelio.

L’endotelio contribuisce a regolare:

  • dilatazione e restringimento dei vasi;

  • pressione;

  • coagulazione;

  • passaggio delle sostanze;

  • risposta infiammatoria.

L’infiammazione cronica può alterare questa funzione. Si parla in questi casi di disfunzione endoteliale.

La parodontite è stata associata a infiammazione sistemica, disfunzione endoteliale e maggiore frequenza di futuri eventi cardiovascolari.

Anche qui il termine corretto è “associazione”: la ricerca non ha ancora dimostrato che la parodontite sia la causa unica o diretta della disfunzione vascolare.

Quarto possibile meccanismo: maggiore tendenza alla coagulazione

In presenza di infiammazione, alcune cellule e proteine coinvolte nella coagulazione possono diventare più attive.

La ricerca sta studiando se la parodontite possa contribuire a un ambiente biologico più favorevole alla formazione di trombi, soprattutto nelle persone che presentano già altri fattori di rischio.

Si tratta di un possibile meccanismo aggiuntivo, non di una certezza clinica applicabile allo stesso modo a tutti i pazienti.

Che cosa mostrano gli studi?

Le ricerche osservazionali hanno rilevato una maggiore frequenza di malattie cardiovascolari nelle persone con parodontite, soprattutto quando la malattia gengivale è severa.

Una revisione “ombrello” pubblicata nel 2024, che ha analizzato i risultati di numerose revisioni sistematiche, ha concluso che le evidenze di maggiore qualità sostengono l’associazione tra malattia parodontale, perdita dei denti e patologie cardiovascolari. Gli autori hanno però invitato a interpretare i risultati con cautela a causa dei limiti metodologici di alcuni studi.

Il rapporto di consenso EFP-WHF ha riconosciuto un’associazione indipendente e significativa tra parodontite severa, malattie cardiovascolari e mortalità cardiovascolare in diverse popolazioni.

Alcune ricerche hanno osservato associazioni anche con:

  • malattia coronarica;

  • ictus;

  • arteriopatia periferica;

  • insufficienza cardiaca;

  • fibrillazione atriale.

La forza delle evidenze, tuttavia, non è identica per tutte queste condizioni. Per alcune patologie, come l’insufficienza cardiaca, i risultati rimangono meno conclusivi.

Associazione non significa causalità

Questo è il punto più importante.

Quando due malattie compaiono spesso nelle stesse persone possono esserci diverse spiegazioni:

  1. una condizione potrebbe contribuire all’altra;

  2. entrambe potrebbero dipendere da fattori comuni;

  3. potrebbero influenzarsi reciprocamente;

  4. l’associazione potrebbe essere parzialmente spiegata da variabili non misurate.

Parodontite e malattie cardiovascolari condividono molti fattori di rischio.

Per questo è difficile stabilire quanto del rischio osservato dipenda direttamente dalle gengive e quanto, invece, dalle condizioni generali e dallo stile di vita.

Le revisioni più recenti invitano ancora alla prudenza: l’associazione epidemiologica è consistente, mentre la causalità diretta non è stata definitivamente dimostrata. Anche gli studi basati sulla randomizzazione mendeliana non hanno fornito prove chiare di una causalità genetica tra parodontite e malattia cardiovascolare aterosclerotica.

Quali fattori di rischio hanno in comune?

Molti elementi possono aumentare contemporaneamente il rischio di parodontite e di malattie cardiovascolari.

Fumo

Il fumo rappresenta uno dei principali fattori di rischio per entrambe le condizioni.

A livello orale può:

  • aumentare la perdita di osso;

  • favorire la progressione della parodontite;

  • ridurre la risposta alla terapia;

  • rallentare la guarigione;

  • mascherare il sanguinamento gengivale.

A livello cardiovascolare danneggia i vasi, favorisce l’aterosclerosi e aumenta il rischio di infarto e ictus.

Diabete

Una glicemia poco controllata può aggravare l’infiammazione parodontale e, nello stesso tempo, rappresenta un importante fattore di rischio cardiovascolare.

Ipertensione

La pressione elevata danneggia progressivamente le arterie e aumenta il lavoro del cuore.

Alcuni studi hanno osservato una maggiore frequenza di ipertensione nelle persone con parodontite, ma il rapporto è complesso e influenzato da molti fattori.

Colesterolo e trigliceridi elevati

L’alterazione dei grassi nel sangue favorisce la formazione delle placche aterosclerotiche.

Sovrappeso e obesità

Il tessuto adiposo non è soltanto una riserva energetica. Produce anche sostanze coinvolte nell’infiammazione.

Sedentarietà

La ridotta attività fisica aumenta il rischio cardiovascolare e può associarsi a uno stile di vita complessivamente meno attento alla prevenzione.

Alimentazione poco equilibrata

Una dieta ricca di alimenti ultraprocessati, zuccheri, grassi saturi e sale può favorire obesità, diabete, ipertensione e infiammazione.

Età

Il rischio di entrambe le malattie tende ad aumentare con l’età, anche se la parodontite non deve essere considerata una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento.

Stress

Lo stress cronico può influenzare il sistema immunitario, il sonno, l’alimentazione, il fumo e la capacità di mantenere una buona igiene orale.

Difficoltà di accesso alle cure

Condizioni economiche, sociali e organizzative possono ridurre la possibilità di effettuare controlli regolari e curare precocemente sia la salute orale sia quella generale.

Chi dovrebbe prestare particolare attenzione?

Una valutazione parodontale può essere particolarmente utile per chi:

  • ha già avuto un infarto;

  • ha avuto un ictus o un attacco ischemico transitorio;

  • soffre di ipertensione;

  • presenta colesterolo o trigliceridi elevati;

  • ha diabete o prediabete;

  • fuma;

  • ha una storia familiare di malattie cardiovascolari;

  • è in sovrappeso;

  • conduce una vita sedentaria;

  • nota sanguinamento gengivale;

  • ha denti mobili;

  • presenta recessioni o cambiamenti nella masticazione;

  • non effettua una visita odontoiatrica da molto tempo.

La visita odontoiatrica non sostituisce il controllo del cardiologo o del medico curante. Può però individuare una malattia gengivale e ridurre una fonte di infiammazione orale.

Il dentista può riconoscere un problema cardiovascolare?

Il dentista non formula una diagnosi cardiologica durante una valutazione parodontale.

Può però raccogliere informazioni importanti sulla salute generale e, in alcune situazioni, suggerire al paziente di confrontarsi con il medico.

Per esempio, durante una visita possono emergere:

  • pressione molto elevata;

  • diabete non diagnosticato o poco controllato;

  • fumo importante;

  • obesità;

  • sintomi riferiti dal paziente;

  • terapie farmacologiche complesse;precedenti cardiovascolari non adeguatamente monitorati.

  • La collaborazione tra odontoiatri e medici di medicina generale è considerata importante per favorire l’individuazione precoce dei fattori di rischio e la gestione integrata delle malattie croniche.

Curare la parodontite protegge il cuore?

Il trattamento parodontale serve innanzitutto a:

  • controllare l’infezione orale;

  • ridurre il sanguinamento;

  • diminuire la profondità delle tasche;

  • rallentare la perdita di osso;

  • preservare i denti;

  • migliorare la masticazione;

  • ridurre dolore e disagio;

  • migliorare la qualità della vita.

Alcuni studi hanno osservato che la terapia parodontale può migliorare determinati indicatori indiretti del rischio cardiovascolare, come alcuni marcatori infiammatori o la funzione endoteliale.

Una revisione del 2024 sulla terapia parodontale non chirurgica ha rilevato possibili miglioramenti di alcuni marcatori di rischio cardiovascolare, sottolineando però che la relazione causale e l’effetto sugli eventi clinici rimangono incerti.

Non esistono ancora prove sufficienti per dire che curare la parodontite prevenga direttamente infarto o ictus. Le evidenze sugli effetti della promozione della salute orale sugli eventi cardiovascolari veri e propri rimangono limitate.

La terapia gengivale non sostituisce quindi:

  • farmaci per la pressione;

  • statine;

  • antiaggreganti;

  • anticoagulanti;

  • terapia per il diabete;

  • controlli cardiologici;

  • attività fisica;

  • alimentazione prescritta;

  • cessazione del fumo.

Come viene diagnosticata la parodontite?

La diagnosi richiede una valutazione specifica.

Può comprendere:

  • raccolta della storia clinica;

  • valutazione del fumo e degli altri fattori di rischio;

  • controllo della placca;

  • sondaggio parodontale;

  • misurazione delle tasche;

  • controllo del sanguinamento;

  • misurazione delle recessioni;

  • verifica della mobilità;

  • valutazione della masticazione;

  • esami radiografici quando indicati;

  • analisi della perdita di osso.

Una semplice osservazione allo specchio non è sufficiente per stabilire la presenza o la gravità della malattia.

Come si tratta la parodontite?

Il trattamento dipende dalla situazione individuale.

Può comprendere:

Igiene domiciliare personalizzata

Il paziente riceve indicazioni su spazzolino, tecnica di pulizia e strumenti interdentali.

Rimozione professionale di placca e tartaro

I depositi vengono eliminati sopra e sotto il margine gengivale.

Trattamento delle superfici radicolari

Quando necessario, vengono pulite le superfici all’interno delle tasche parodontali.

Rivalutazione

Dopo la terapia iniziale si controllano sanguinamento, tasche, placca e risposta dei tessuti.

Eventuali terapie aggiuntive

Nei casi indicati possono essere necessari ulteriori trattamenti, compresa la chirurgia parodontale.

Mantenimento periodico

Dopo il trattamento, i richiami sono fondamentali per evitare la riattivazione della malattia.

Terapia parodontale nei pazienti cardiopatici

Nella maggior parte dei casi, una persona con una malattia cardiovascolare può ricevere cure odontoiatriche.

Il trattamento deve però essere programmato considerando:

  • tipo e stabilità della patologia cardiaca;

  • farmaci assunti;

  • pressione;

  • precedenti interventi;

  • rischio di sanguinamento;

  • capacità di tollerare lo stress della seduta;

  • eventuali indicazioni del cardiologo.

    Prima della visita è importante comunicare al dentista:

  • precedenti infarti o ictus;
  • angina;
  • insufficienza cardiaca;
  • aritmie;
  • valvulopatie;
  • interventi alle valvole;
  • bypass;
  • stent;
  • pacemaker o defibrillatore;
  • pressione elevata;
  • terapia anticoagulante;
  • terapia antiaggregante;
  • allergie;

     Anticoagulanti e antiaggreganti: non sospenderli autonomamente

    Molti pazienti cardiopatici assumono farmaci che riducono la formazione dei coaguli.

    Tra questi possono esserci:

  • acido acetilsalicilico;
  • clopidogrel;
  • warfarin;
  • anticoagulanti orali diretti;
  • associazioni di più farmaci.

    Queste terapie possono aumentare il sanguinamento durante alcune procedure odontoiatriche. Tuttavia, sospenderle senza indicazione può aumentare il rischio di trombosi, infarto o ictus.

    Il paziente non deve mai interrompere o modificare autonomamente la terapia.

    Il dentista valuterà il tipo di procedura e, quando necessario, si confronterà con il medico o il cardiologo.

    Molti trattamenti parodontali possono essere eseguiti utilizzando misure locali per controllare il sanguinamento, senza sospendere i farmaci. La decisione deve essere sempre individuale.

    È necessaria una profilassi antibiotica?

    La profilassi antibiotica non viene prescritta automaticamente a tutti i pazienti cardiopatici.

    Può essere indicata soltanto in specifiche condizioni considerate ad alto rischio di endocardite infettiva e per determinate procedure odontoiatriche.

    La necessità deve essere stabilita sulla base della storia clinica e delle indicazioni aggiornate del medico o del cardiologo.

    Non è corretto assumere antibiotici autonomamente o utilizzare una vecchia prescrizione.

    Pressione alta e cure odontoiatriche

    La pressione dovrebbe essere adeguatamente controllata.

    Quando è molto elevata, alcune procedure non urgenti potrebbero dover essere rimandate e il paziente indirizzato al medico.

    Per ridurre lo stress può essere utile:

  • programmare sedute adeguate alle condizioni del paziente;
  • evitare attese prolungate;
  • informare il dentista in caso di ansia;
  • assumere normalmente i farmaci prescritti;
  • non presentarsi a digiuno, salvo diversa indicazione;
  • segnalare malessere, dolore al petto o difficoltà respiratoria.

    Quali sintomi richiedono attenzione medica immediata?

    La visita odontoiatrica non deve ritardare una valutazione urgente in presenza di sintomi come:

  • dolore o pressione al torace;
  • dolore che si irradia al braccio, alla schiena, al collo o alla mandibola;
  • improvvisa difficoltà respiratoria;
  • sudorazione fredda;
  • debolezza improvvisa;
  • alterazione del linguaggio;
  • perdita di forza a un lato del corpo;
  • improvviso disturbo della vista;
  • perdita di coscienza.

    In questi casi è necessario contattare immediatamente i servizi sanitari di emergenza.

    La prevenzione parte da gesti semplici

    La salute delle gengive si protegge soprattutto con la continuità.

    Lavare i denti con regolarità

    I denti dovrebbero essere puliti almeno due volte al giorno con uno spazzolino adatto.

    Non è necessario esercitare una forza eccessiva.

    Pulire gli spazi interdentali

    Lo spazzolino non raggiunge completamente le superfici tra i denti.

    Possono essere utilizzati:

  • scovolini;
  • filo interdentale;
  • archetti;
  • strumenti specifici per impianti o protesi.
  • La scelta dovrebbe essere personalizzata. 

    Non ignorare il sanguinamento

    Smettere di pulire una zona perché sanguina può favorire un ulteriore accumulo di placca.

    È preferibile continuare delicatamente e richiedere una valutazione.

    Smettere di fumare

    La cessazione del fumo è utile sia per le gengive sia per il sistema cardiovascolare.

    Controllare diabete, pressione e colesterolo

    Questi fattori devono essere gestiti con il medico.

    Effettuare attività fisica

    Il tipo e l’intensità devono essere adeguati alle condizioni individuali e alle indicazioni del medico.

    Seguire un’alimentazione equilibrata

    Una dieta varia, con adeguata presenza di vegetali, fibre e alimenti poco processati, può contribuire alla salute generale.

    Rispettare i richiami parodontali

    La frequenza viene stabilita in base al rischio individuale e alla risposta al trattamento.

    Un approccio integrato alla salute

    Bocca e cuore non devono essere considerati due sistemi completamente separati.

    La parodontite è una malattia orale, ma coinvolge processi infiammatori che possono avere rilevanza anche per la salute generale.

    Il cardiologo cura il cuore. Il dentista e l’igienista si occupano della salute orale. Nessuna delle due figure sostituisce l’altra.

    La collaborazione tra professionisti permette però di:

  • riconoscere prima i fattori di rischio;
  • programmare cure più sicure;
  • evitare sospensioni inappropriate dei farmaci;
  • controllare le fonti di infiammazione;
  • migliorare la continuità della prevenzione.

    La ricerca ha osservato una relazione significativa tra parodontite severa e malattie cardiovascolari.

    I possibili meccanismi comprendono:

  • infiammazione sistemica;
  • passaggio di batteri o loro componenti nel sangue;
  • stress ossidativo;
  • alterazione della funzione endoteliale;
  • fattori di rischio condivisi.

    Questi risultati non dimostrano però che la parodontite provochi direttamente infarto o ictus.

    Curare le gengive non sostituisce la terapia cardiologica e non offre una garanzia di prevenzione cardiovascolare. Permette però di controllare una malattia infiammatoria cronica, conservare i denti, migliorare la masticazione e ridurre una possibile fonte di infiammazione orale.

    Prendersi cura della bocca significa quindi proteggere una parte importante del proprio benessere generale.

    Quando richiedere una valutazione parodontale?

    È consigliabile effettuare un controllo quando sono presenti:

  • sanguinamento gengivale;
  • alito cattivo persistente;
  • gonfiore;
  • recessioni;
  • mobilità dentale;
  • cambiamenti nella masticazione;
  • spostamento dei denti;
  • pus;
  • diabete;
  • fumo;
  • precedenti cardiovascolari;
  • mancati controlli odontoiatrici da molto tempo.

    Una valutazione permette di distinguere una semplice gengivite da una parodontite e di impostare un percorso personalizzato.

    Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione odontoiatrica, medica o cardiologica. I farmaci cardiovascolari non devono essere sospesi o modificati senza una specifica indicazione del medico.