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Parodontite, malattie respiratorie e salute generale: il ruolo dei batteri della bocca

Parodontite, malattie respiratorie e salute generale: il ruolo dei batteri della bocca

Quando pensiamo alla salute respiratoria, immaginiamo subito polmoni, bronchi e vie aeree. La bocca sembra appartenere a un altro ambito, ma in realtà rappresenta una delle principali porte di ingresso dell’organismo.

Ogni giorno respiriamo, mangiamo, beviamo, parliamo e deglutiamo. La saliva, i residui alimentari e i microrganismi presenti nel cavo orale entrano quindi continuamente in contatto con le vie respiratorie.

Nella maggior parte delle persone sane, l’organismo riesce a gestire efficacemente questo passaggio. I riflessi della tosse e della deglutizione, il sistema immunitario e i meccanismi di pulizia delle vie aeree contribuiscono a impedire che i microrganismi raggiungano e colonizzino i polmoni.

In alcune persone, però, questi sistemi possono essere meno efficienti.

È il caso, per esempio, di anziani fragili, pazienti ricoverati, persone con difficoltà di deglutizione, soggetti non autosufficienti o affetti da patologie respiratorie croniche.

Per questo motivo la ricerca studia da tempo il possibile collegamento tra cattiva salute orale, parodontite e alcune malattie respiratorie.

Le evidenze disponibili indicano un’associazione tra parodontite e condizioni come la broncopneumopatia cronica ostruttiva e la polmonite. Questo non significa, però, che la parodontite sia necessariamente la causa diretta di una malattia polmonare.

La bocca ospita naturalmente molti microrganismi

La bocca non è un ambiente sterile.

Al suo interno vivono numerose specie di batteri, funghi e altri microrganismi che formano il cosiddetto microbiota orale.

In condizioni di equilibrio, molti di questi microrganismi convivono con l’organismo senza provocare malattie. Alcuni partecipano persino al mantenimento dell’ambiente orale.

Quando però la placca si accumula e l’igiene diventa insufficiente, l’equilibrio può modificarsi.

Può aumentare la presenza di microrganismi associati a:

  • gengivite;

  • parodontite;

  • carie;

  • infezioni delle mucose;

  • infiammazione intorno agli impianti;

  • contaminazione delle protesi.

La placca è un biofilm: una comunità organizzata di batteri che aderisce ai denti, alle protesi, alla lingua e alle altre superfici della bocca.

Se non viene rimossa regolarmente, può maturare e diventare più difficile da eliminare.

Che cos’è la parodontite?

La parodontite è una malattia infiammatoria cronica che interessa i tessuti che circondano e sostengono i denti:

  • gengiva;

  • legamento parodontale;

  • cemento radicolare;

  • osso alveolare.

La malattia è legata all’accumulo di biofilm batterico e alla risposta immunitaria dell’organismo.

In una prima fase può comparire una gengivite, caratterizzata soprattutto da:

  • sanguinamento;

  • gonfiore;

  • arrossamento;

  • sensibilità.

Quando l’infiammazione raggiunge i tessuti più profondi, può verificarsi una progressiva perdita del supporto del dente.

Si formano così tasche parodontali, cioè spazi profondi tra dente e gengiva nei quali si accumulano batteri e tartaro.

Se non viene controllata, la parodontite può causare:

  • recessioni gengivali;

  • perdita di osso;

  • denti che sembrano più lunghi;

  • spostamenti dentali;

  • mobilità;

  • difficoltà nella masticazione;

  • perdita dei denti.

Come possono i batteri della bocca raggiungere le vie respiratorie?

Piccole quantità di saliva possono entrare nelle vie respiratorie anche nelle persone sane, soprattutto durante il sonno.

Questo fenomeno viene definito microaspirazione.

Normalmente i microrganismi aspirati vengono eliminati grazie a:

  • riflesso della tosse;

  • corretta deglutizione;

  • movimento delle ciglia presenti nelle vie respiratorie;

  • secrezioni bronchiali;

  • sistema immunitario.

Quando questi meccanismi sono ridotti o compromessi, i batteri possono avere maggiori possibilità di raggiungere le parti profonde dell’apparato respiratorio.

Il rischio può aumentare in presenza di:

  • disfagia;

  • alterazioni neurologiche;

  • riduzione dello stato di coscienza;

  • immobilità;

  • debolezza;

  • malattie respiratorie;

  • scarsa igiene orale;

  • abbondante placca;

  • protesi contaminate;

  • ridotta produzione di saliva.

Le persone anziane con disturbi della deglutizione presentano frequentemente condizioni orali peggiori e un maggiore rischio di aspirazione. Per questo viene raccomandata una valutazione sistematica della salute orale in questa popolazione.

Che cos’è la polmonite da aspirazione?

La polmonite da aspirazione è un’infezione polmonare che può verificarsi quando saliva, cibo, liquidi, secrezioni o materiale proveniente dalla bocca raggiungono le vie respiratorie.

Non ogni episodio di aspirazione provoca una polmonite.

Il rischio dipende da molti fattori:

  • quantità di materiale aspirato;

  • tipo di batteri presenti;

  • stato di salute generale;

  • capacità di tossire;

  • funzionalità della deglutizione;

  • difese immunitarie;

  • condizioni dei polmoni;

  • igiene orale.

In una persona sana, una piccola quantità di saliva può essere eliminata senza conseguenze.

In un paziente fragile, invece, la stessa quantità può trasportare un numero elevato di microrganismi in un apparato respiratorio meno capace di difendersi.

Perché la quantità di placca è importante?

La saliva non contiene sempre la stessa quantità e lo stesso tipo di batteri.

In una bocca pulita e controllata, il carico microbico tende a essere minore.

In presenza di:

  • placca abbondante;

  • tartaro;

  • carie non trattate;

  • radici residue;

  • tasche parodontali;

  • infezioni;

  • protesi sporche;

  • lingua non pulita;

la saliva può trasportare un numero maggiore di microrganismi potenzialmente dannosi.

Se quella saliva viene aspirata, aumenta la possibilità che alcuni batteri raggiungano le vie respiratorie.

La ricerca suggerisce che una cattiva igiene orale e la presenza di microrganismi orali potenzialmente patogeni possano contribuire al rischio di polmonite da aspirazione negli anziani che vivono in strutture assistenziali.

Quali malattie respiratorie sono state studiate?

Il possibile rapporto con la salute parodontale è stato studiato soprattutto per:

  • broncopneumopatia cronica ostruttiva;

  • polmonite da aspirazione;

  • polmonite acquisita in comunità;

  • polmonite associata all’assistenza sanitaria;

  • infezioni respiratorie negli anziani;

  • apnea ostruttiva del sonno;

  • alcune forme di asma.

Le evidenze non hanno la stessa solidità per tutte queste condizioni.

Le associazioni più studiate riguardano soprattutto broncopneumopatia cronica ostruttiva e polmonite.

Una revisione sistematica ha rilevato un’associazione tra parodontite, BPCO e polmonite. Un’analisi successiva ha confermato associazioni statisticamente significative soprattutto con BPCO e apnea ostruttiva del sonno, mentre per l’asma i risultati sono risultati meno uniformi.

Che cos’è la broncopneumopatia cronica ostruttiva?

La broncopneumopatia cronica ostruttiva, spesso abbreviata in BPCO, è una malattia respiratoria cronica caratterizzata da una limitazione persistente del flusso d’aria.

Può comprendere condizioni come bronchite cronica ed enfisema.

Tra i sintomi più frequenti troviamo:

  • tosse persistente;

  • produzione di catarro;

  • respiro corto;

  • affaticamento;

  • ridotta tolleranza allo sforzo;

  • riacutizzazioni respiratorie.

Il fumo rappresenta uno dei principali fattori di rischio.

La ricerca ha osservato che le persone con BPCO possono presentare più frequentemente una salute parodontale compromessa. Il rapporto è però complesso, perché le due malattie condividono fattori come fumo, età, condizioni sociali, infiammazione e difficoltà nell’accesso alle cure.

Un consenso interdisciplinare pubblicato nel 2023 ha riconosciuto un’associazione indipendente tra parodontite e BPCO, raccomandando una maggiore collaborazione tra medici e professionisti della salute orale.

In che modo la parodontite potrebbe influenzare la BPCO?

Sono stati proposti diversi possibili meccanismi.

Aspirazione di batteri

I batteri presenti nella placca e nelle tasche gengivali possono essere trasportati dalla saliva e raggiungere le vie respiratorie.

Infiammazione sistemica

La parodontite produce mediatori infiammatori che possono entrare nel circolo sanguigno.

Queste sostanze potrebbero contribuire al carico infiammatorio generale in una persona che presenta già una malattia respiratoria cronica.

Modificazione delle secrezioni

Gli enzimi e i mediatori presenti nella saliva infiammata potrebbero modificare l’ambiente delle mucose respiratorie e favorire l’adesione di alcuni microrganismi.

Fattori di rischio condivisi

Fumo, età, fragilità, ridotta attività fisica e condizioni sociali possono spiegare una parte dell’associazione osservata.

Nessuno di questi meccanismi dimostra, da solo, che la parodontite provochi la BPCO.

La parodontite può causare una polmonite?

Non è corretto affermarlo in modo generale.

La polmonite è una condizione complessa e può essere provocata da batteri, virus, funghi o aspirazione di materiale.

In alcune persone fragili, tuttavia, i microrganismi provenienti dalla bocca possono partecipare allo sviluppo di un’infezione polmonare.

Già un precedente consenso scientifico aveva concluso che esistono evidenze almeno minime di associazione tra parodontite, BPCO e polmonite. Lo stesso documento osservava che microrganismi provenienti dal microbiota orale possono effettivamente causare alcune infezioni polmonari, pur non consentendo di attribuire alla parodontite ogni episodio respiratorio.

La formulazione più corretta è quindi questa:

una bocca con molta placca e un elevato carico batterico può rappresentare una possibile sorgente di microrganismi, soprattutto nei pazienti vulnerabili all’aspirazione.

Quali pazienti sono più vulnerabili?

Particolare attenzione è utile per:

  • anziani non autosufficienti;

  • persone con disfagia;

  • pazienti colpiti da ictus;

  • persone con malattia di Parkinson;

  • pazienti con demenza;

  • soggetti con ridotto stato di coscienza;

  • persone ricoverate;

  • residenti in strutture assistenziali;

  • pazienti sottoposti a ventilazione;

  • soggetti immunodepressi;

  • persone con BPCO;

  • fumatori;

  • portatori di protesi mobili;

  • pazienti alimentati mediante sondino;

  • persone che non riescono a lavarsi i denti autonomamente.

Il rischio individuale dipende dalla combinazione di molti fattori e non soltanto dalla presenza della parodontite.

Che cos’è la disfagia?

La disfagia è una difficoltà nella deglutizione.

Può riguardare:

  • cibi solidi;

  • liquidi;

  • saliva;

  • farmaci.

Può comparire in seguito a:

  • ictus;

  • malattie neurologiche;

  • demenza;

  • malattia di Parkinson;

  • interventi chirurgici;

  • tumori;

  • debolezza muscolare;

  • invecchiamento e fragilità.

Una persona con disfagia può tossire durante i pasti, avere una voce più umida dopo aver bevuto o impiegare molto tempo per mangiare.

In alcuni casi l’aspirazione può avvenire senza tosse evidente. Si parla allora di aspirazione silenziosa.

Per questo la gestione deve coinvolgere, quando necessario:

  • medico;

  • logopedista;

  • infermiere;

  • dietista;

  • caregiver;

  • odontoiatra;

  • igienista dentale.

Il ruolo della lingua

La lingua presenta una superficie irregolare nella quale possono accumularsi:

  • batteri;

  • residui alimentari;

  • cellule desquamate;

  • secrezioni.

Nei pazienti fragili o con ridotta produzione di saliva, la patina linguale può diventare particolarmente abbondante.

Pulire delicatamente la lingua può contribuire a ridurre il carico batterico e l’alito cattivo.

È però importante evitare manovre troppo aggressive, soprattutto quando sono presenti:

  • mucose fragili;

  • dolore;

  • lesioni;

  • riflesso del vomito accentuato;

  • disturbi della deglutizione.

Gli strumenti e le modalità devono essere adattati alla persona.

L’importanza delle protesi mobili

Le protesi mobili possono trattenere placca, residui alimentari, funghi e batteri.

Una protesi apparentemente pulita può presentare un biofilm non facilmente visibile.

Se non viene rimossa e igienizzata regolarmente, può contribuire a:

  • alito cattivo;

  • infiammazione delle mucose;

  • candidosi;

  • irritazioni;

  • aumento del carico batterico della saliva;

  • difficoltà nella masticazione;

  • lesioni da pressione.

Nei pazienti fragili, una protesi contaminata può rappresentare un possibile serbatoio di microrganismi.

Come pulire correttamente una protesi mobile

In generale è utile:

  1. rimuovere la protesi dopo i pasti, quando possibile;

  2. sciacquarla sotto acqua corrente;

  3. spazzolarla con uno spazzolino dedicato;

  4. utilizzare prodotti indicati per il materiale della protesi;

  5. evitare dentifrici molto abrasivi;

  6. pulire anche gengive, lingua e palato;

  7. seguire le indicazioni sulla rimozione notturna;

  8. conservarla correttamente quando non viene indossata;

  9. controllarla periodicamente dal dentista.

Non tutte le protesi devono essere trattate nello stesso modo.

Prodotti a base di candeggina, acqua molto calda o sostanze aggressive possono danneggiare alcuni materiali.

È quindi preferibile chiedere indicazioni specifiche.

Bisogna togliere la protesi di notte?

In molti casi viene consigliato di non indossare continuamente la protesi durante il sonno.

Rimuoverla può permettere alle mucose di riposare e facilita la pulizia.

La decisione può però dipendere da:

  • tipo di protesi;

  • condizioni delle mucose;

  • capacità del paziente;

  • rischio che venga persa;

  • indicazioni del professionista;

  • necessità funzionali particolari.

Nei pazienti non autosufficienti, il caregiver deve conoscere chiaramente:

  • quando rimuoverla;

  • dove conservarla;

  • come pulirla;

  • come reinserirla;

  • come riconoscere eventuali lesioni.

Anche chi non ha denti deve pulire la bocca?

Sì.

L’assenza di denti non significa che la bocca non debba essere pulita.

Anche le persone completamente edentule possono presentare:

  • batteri sulla lingua;

  • placca sulle protesi;

  • infiammazione delle mucose;

  • residui alimentari;

  • candidosi;

  • secchezza orale;

  • lesioni.

È importante pulire delicatamente:

  • lingua;

  • palato;

  • gengive;

  • guance interne;

  • protesi.

Una bocca senza denti non è automaticamente una bocca priva di microrganismi potenzialmente problematici.

Il ruolo della saliva

La saliva protegge la bocca perché:

  • lubrifica i tessuti;

  • facilita la deglutizione;

  • contribuisce a controllare i batteri;

  • aiuta a neutralizzare gli acidi;

  • facilita la pulizia naturale delle superfici;

  • protegge denti e mucose.

Quando la saliva diminuisce, la bocca può diventare più vulnerabile.

La secchezza orale può essere favorita da:

  • farmaci;

  • disidratazione;

  • ossigenoterapia;

  • respirazione con la bocca;

  • patologie sistemiche;

  • radioterapia;

  • età e fragilità;

  • ridotta assunzione di liquidi.

In presenza di bocca secca possono aumentare:

  • placca;

  • carie;

  • bruciore;

  • difficoltà nella deglutizione;

  • irritazioni;

  • infezioni da funghi;

  • alito cattivo;

  • problemi con le protesi.

La gestione dipende dalla causa e deve essere personalizzata.

L’igiene orale può prevenire le polmoniti?

Una buona igiene orale non offre una garanzia assoluta di prevenzione.

Le polmoniti dipendono da molti fattori e possono verificarsi anche in persone con una bocca ben curata.

Tuttavia, la pulizia regolare di denti, lingua, mucose e protesi può ridurre la quantità di placca e di microrganismi presenti nella saliva.

Alcune revisioni hanno osservato che il miglioramento dell’assistenza orale può ridurre la presenza di potenziali patogeni respiratori e potrebbe diminuire il rischio di polmonite da aspirazione negli anziani fragili. I risultati devono comunque essere interpretati con prudenza, perché gli studi sono eterogenei e non tutti raggiungono le stesse conclusioni.

È quindi corretto considerare l’igiene orale come una misura concreta di assistenza e riduzione del carico batterico, non come una protezione certa contro ogni infezione respiratoria.

L’igiene professionale può essere utile?

Quando sono presenti placca, tartaro, gengivite o parodontite, la sola pulizia domiciliare può non essere sufficiente.

L’igiene professionale può permettere di:

  • rimuovere placca e tartaro;

  • ridurre il sanguinamento;

  • controllare l’infiammazione;

  • pulire zone difficili;

  • controllare denti e protesi;

  • fornire istruzioni al caregiver;

  • valutare la presenza di lesioni;

  • adattare gli strumenti alla capacità del paziente.

Nei pazienti fragili, la frequenza dei controlli deve essere stabilita in base a:

  • livello di autonomia;

  • quantità di placca;

  • capacità del caregiver;

  • presenza di protesi;

  • difficoltà di deglutizione;

  • condizioni generali;

  • rischio di carie e parodontite;

  • tolleranza alle sedute.

Come viene diagnosticata la parodontite?

La diagnosi richiede una valutazione specifica.

Può comprendere:

  • raccolta della storia medica;

  • controllo dei farmaci;

  • valutazione dell’autonomia;

  • esame delle gengive;

  • misurazione delle tasche;

  • controllo del sanguinamento;

  • valutazione della mobilità;

  • analisi delle recessioni;

  • esami radiografici quando indicati;

  • controllo degli impianti;

  • valutazione delle protesi;

  • osservazione della lingua e delle mucose.

Una semplice pulizia professionale non sostituisce automaticamente una diagnosi parodontale.

Come si tratta la parodontite?

Il trattamento dipende dalla gravità della malattia e dalle condizioni generali.

Può comprendere:

Igiene domiciliare personalizzata

Vengono scelti strumenti semplici e compatibili con la manualità del paziente o del caregiver.

Rimozione professionale di placca e tartaro

I depositi vengono eliminati sopra e sotto il margine gengivale.

Trattamento delle tasche parodontali

Quando necessario vengono pulite le superfici radicolari all’interno delle tasche.

Rivalutazione

Il professionista controlla:

  • sanguinamento;

  • profondità delle tasche;

  • placca;

  • risposta dei tessuti;

  • possibilità di mantenere i risultati.

Terapie aggiuntive

Nei casi indicati possono essere valutati ulteriori trattamenti.

Mantenimento

Dopo la terapia è necessario programmare richiami periodici, perché la parodontite può riattivarsi.

Il ruolo fondamentale dei caregiver

Quando una persona non è autonoma, l’igiene orale rischia di essere trascurata.

Le attività quotidiane possono sembrare più urgenti:

  • alimentazione;

  • farmaci;

  • mobilizzazione;

  • igiene del corpo;

  • gestione dell’incontinenza;

  • visite mediche.

La pulizia della bocca può quindi passare in secondo piano.

In realtà, una cattiva salute orale può provocare:

  • dolore;

  • difficoltà nel mangiare;

  • infezioni;

  • alito cattivo;

  • irritabilità;

  • disturbi del sonno;

  • rifiuto del cibo;

  • perdita di peso;

  • riduzione della qualità della vita.

Il caregiver svolge quindi un ruolo sanitario e assistenziale molto importante.

Come aiutare una persona non autosufficiente

Può essere utile:

  • scegliere un momento tranquillo;

  • spiegare ogni gesto prima di eseguirlo;

  • posizionare la persona in modo stabile;

  • utilizzare una buona illuminazione;

  • usare uno spazzolino morbido;

  • preferire un manico grande e facile da impugnare;

  • utilizzare uno spazzolino elettrico quando tollerato;

  • pulire delicatamente la lingua;

  • controllare le protesi;

  • osservare gengive e mucose;

  • segnalare cambiamenti al professionista.

La persona dovrebbe essere mantenuta seduta o con il busto adeguatamente sollevato, soprattutto in presenza di difficoltà di deglutizione.

Le indicazioni sulla posizione devono essere adattate alle condizioni mediche e fornite dal personale sanitario che segue il paziente.

Attenzione alla quantità di acqua e dentifricio

Nei pazienti con disfagia può essere difficile sciacquare e sputare.

In questi casi non è sempre opportuno utilizzare grandi quantità di acqua, schiuma o collutorio.

Può essere preferibile:

  • utilizzare una piccola quantità di dentifricio;

  • scegliere prodotti adeguati;

  • procedere lentamente;

  • usare un’aspirazione quando disponibile in ambiente assistenziale;

  • rimuovere delicatamente i residui;

  • seguire le indicazioni di odontoiatra e logopedista.

Non bisogna versare liquidi direttamente nella bocca di una persona che non riesce a controllare bene la deglutizione.

Garze e spugnette sono sufficienti?

Garze e spugnette possono essere utili per pulire mucose e rimuovere secrezioni, ma generalmente non eliminano la placca dai denti con la stessa efficacia di uno spazzolino.

Quando sono presenti denti, impianti o radici, lo spazzolino rimane normalmente lo strumento principale.

Garze e altri dispositivi possono integrare la pulizia, soprattutto per:

  • gengive senza denti;

  • lingua;

  • palato;

  • guance;

  • secrezioni;

  • pazienti che tollerano poco lo spazzolino.

Gli strumenti devono essere scelti in base alla situazione clinica.

Collutori: sono sempre utili?

No.

Il collutorio non sostituisce la rimozione meccanica della placca.

Nei pazienti con disfagia può inoltre aumentare il rischio di aspirazione, soprattutto quando la persona non riesce a sciacquare e sputare correttamente.

I collutori medicati devono essere utilizzati solo quando indicati dal professionista, specificando:

  • prodotto;

  • quantità;

  • frequenza;

  • durata;

  • modalità di applicazione.

In alcuni casi può essere preferibile applicare il prodotto con uno spazzolino o una garza, evitando un vero risciacquo.

Come riconoscere un possibile problema orale nei pazienti fragili?

Una persona con demenza, disabilità o difficoltà di comunicazione potrebbe non riuscire a riferire il dolore.

Il caregiver dovrebbe osservare eventuali cambiamenti come:

  • rifiuto del cibo;

  • masticazione da un solo lato;

  • preferenza per alimenti morbidi;

  • agitazione durante i pasti;

  • mano portata frequentemente alla bocca;

  • protesi rifiutata;

  • alito molto forte;

  • sanguinamento;

  • gonfiore;

  • febbre;

  • perdita di peso;

  • disturbi del sonno;

  • improvvisa irritabilità;

  • difficoltà ad aprire la bocca.

Questi segnali non dimostrano necessariamente la presenza di un problema dentale, ma meritano una valutazione.

Farmaci inalatori e salute orale

Le persone con asma o BPCO possono utilizzare farmaci inalatori.

Alcuni inalatori, soprattutto quelli contenenti corticosteroidi, possono favorire:

  • secchezza orale;

  • irritazione;

  • alterazione del gusto;

  • candidosi;

  • aumento della placca.

Dopo l’uso, quando possibile e compatibilmente con le indicazioni mediche, può essere utile risciacquare la bocca e sputare l’acqua.

Il farmaco non deve essere sospeso o modificato.

Se compaiono bruciore, placche biancastre o fastidio persistente, è opportuno informare medico e dentista.

Fumo, gengive e polmoni

Il fumo rappresenta un importante fattore di rischio sia per la parodontite sia per numerose malattie respiratorie.

A livello orale può:

  • favorire la perdita di osso;

  • aumentare la progressione della parodontite;

  • ridurre la risposta al trattamento;

  • rallentare la guarigione;

  • mascherare il sanguinamento gengivale.

A livello respiratorio può:

  • danneggiare i bronchi;

  • ridurre i meccanismi di pulizia delle vie aeree;

  • aumentare il rischio di BPCO;

  • favorire infezioni;

  • peggiorare la funzione polmonare.

Smettere di fumare rappresenta quindi una delle azioni più importanti per la salute della bocca e dei polmoni.

Una routine quotidiana per denti naturali

Quando la persona possiede ancora denti naturali, la routine può comprendere:

  1. spazzolamento almeno due volte al giorno;

  2. utilizzo di una piccola quantità di dentifricio al fluoro;

  3. pulizia delicata del margine gengivale;

  4. pulizia interdentale quando possibile;

  5. pulizia della lingua;

  6. osservazione di sanguinamento o gonfiore;

  7. idratazione delle mucose;

  8. controllo periodico professionale.

La pulizia interdentale può essere eseguita con scovolini, filo o altri strumenti scelti dal professionista.

Una routine per chi porta una protesi

La routine può comprendere:

  1. rimozione della protesi;

  2. pulizia sotto acqua corrente;

  3. spazzolamento con uno strumento dedicato;

  4. pulizia di gengive, lingua e palato;

  5. osservazione di eventuali lesioni;

  6. corretta conservazione della protesi;

  7. reinserimento soltanto quando pulita;

  8. rimozione notturna quando indicata.

Una protesi che si muove, provoca ferite o non permette di mangiare deve essere controllata.

Una routine per pazienti con impianti

Gli impianti non sono immuni dall’accumulo di placca.

Intorno agli impianti possono svilupparsi:

  • mucosite peri-implantare;

  • sanguinamento;

  • infiammazione;

  • perdita di osso;

  • perimplantite.

La pulizia può richiedere:

  • spazzolino;

  • scovolini;

  • strumenti specifici;

  • fili dedicati;

  • controlli professionali.

Nei pazienti non autonomi, il caregiver deve ricevere istruzioni precise.

Collaborazione tra professionisti

La gestione dei pazienti fragili richiede spesso la collaborazione tra:

  • medico di medicina generale;

  • pneumologo;

  • geriatra;

  • neurologo;

  • logopedista;

  • infermiere;

  • odontoiatra;

  • igienista dentale;

  • caregiver;

  • personale delle strutture assistenziali.

Il professionista della salute orale può segnalare:

  • parodontite;

  • infezioni;

  • protesi non adeguate;

  • ridotta capacità masticatoria;

  • secchezza orale;

  • lesioni;

  • difficoltà nell’igiene.

Il medico e il logopedista possono invece fornire indicazioni importanti su:

  • rischio di aspirazione;

  • capacità di deglutizione;

  • posizione del paziente;

  • consistenza degli alimenti;

  • utilizzo di liquidi;

  • condizioni respiratorie.

Quando richiedere una valutazione odontoiatrica?

È consigliabile programmare un controllo in presenza di:

  • sanguinamento gengivale;

  • gonfiore;

  • alito cattivo persistente;

  • denti mobili;

  • recessioni;

  • pus;

  • dolore;

  • difficoltà nella masticazione;

  • protesi instabile;

  • lesioni provocate dalla protesi;

  • patina linguale molto abbondante;

  • secchezza orale;

  • candidosi sospetta;

  • difficoltà del caregiver nella pulizia;

  • mancati controlli da molto tempo.

Quando è necessario intervenire rapidamente?

Una valutazione tempestiva è indicata in presenza di:

  • gonfiore del viso;

  • febbre associata a dolore dentale;

  • pus;

  • difficoltà ad aprire la bocca;

  • difficoltà improvvisa a mangiare;

  • sanguinamento persistente;

  • trauma dentale;

  • protesi ingerita o aspirata;

  • dolore intenso;

  • lesioni che non guariscono.

In caso di difficoltà respiratoria improvvisa o sospetta aspirazione di un corpo estraneo è necessario contattare immediatamente i servizi sanitari di emergenza.

Cosa possiamo concludere?

La bocca contiene naturalmente numerosi microrganismi.

Quando l’igiene orale è insufficiente, la quantità di placca e il carico batterico possono aumentare. Batteri e secrezioni possono essere aspirati nelle vie respiratorie, soprattutto nelle persone con difficoltà di deglutizione, ridotte difese o condizioni di fragilità.

Gli studi indicano un’associazione tra parodontite e alcune patologie respiratorie, in particolare BPCO e polmonite. Questo collegamento non deve però essere trasformato in un rapporto semplice di causa-effetto.

Una buona igiene orale non garantisce la prevenzione delle malattie respiratorie.

Permette però di:

  • ridurre la quantità di placca;

  • diminuire il carico batterico della bocca;

  • controllare l’infiammazione gengivale;

  • prevenire dolore e infezioni;

  • mantenere denti e protesi più puliti;

  • migliorare la masticazione;

  • favorire il comfort;

  • sostenere la qualità della vita.

Per gli anziani fragili, i pazienti con disfagia e le persone non autosufficienti, la pulizia di denti, lingua, gengive e protesi non è un gesto secondario.

È una vera misura di assistenza quotidiana.

La bocca non è separata dal resto dell’organismo: è parte della nostra salute generale.

Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione odontoiatrica, medica, pneumologica o logopedica. Le modalità di igiene, la gestione della disfagia e la frequenza dei controlli devono essere definite in base alle condizioni individuali della persona.